10 dicembre 2018

Mirto. Profumo di Sardegna

By on 5 novembre 2008 0 253 Views

E quando qualcuno disse “paese che vai, abitudini che trovi”, immagino avesse in mente proprio al mirto. Se andiamo ad osservare le tradizioni dei diversi popoli, noteremo che fra i greci il myrtos rappresentava simbolicamente l’erotismo e la lussuria, mentre fra le genti romane il senso si è mutò notevolmente, tanto che finì per indicare una forma d’amore che alcuni definiscono più raffinata, l’amore spirituale. Mentre, ancora oggi in Sardegna il mirto rappresenta qualche cosa d’altro. La spiccata e insita ospitalità della terra e di chi la abita. Chiunque abbia vissuto per un breve o  più lungo periodo la Sardegna non si sarà potuto esentare dall’assaggiare la scura e violacea bevanda, visto che nessun sardo che si rispetti chiude i proprio pasti di festa (e non) senza offrire un invitante bicchierino di mirto, dolce e saporoso, che pare custodisca segreti e sapori di una terra forte e fiera come è la Sardegna. La degustazione consente d’allungare a dismisura i pranzi e le cene sarde. Il liquore si estrae dalla bacca del mirto, da cui prende il nome, il quale cresce in cespugli che non superano i 2 mt. Questi si confondono con le altre piante che fanno parte della ormai famosa macchia mediterranea, tra i quali ricorderemo il lentischio, il corbezzolo e il ginepro. Si tratta di piante note in tutto il territorio sardo, ma certo anche nell’Italia meridionale cosi come nella bassa Francia e Spagna ed ancora Grecia, similari per ciò che concerne il clima, alla terra sarda stessa. La cosa che sorprende è che il liquore di mirto è noto in tutta l’isola, che pure conosce notevoli differenze regionali e seppure oggi giorno il nettare scuro conosce una fortissima commercializzazione, ancora le famiglie sarde si cimentano nella preparazione della bevanda tradizionale. Non sarà dunque raro sentire donne e uomini commentare e discutere in merito alle dosi dell’alcool, dello zucchero o in merito alla quantità di bacche da utilizzare per ottenere un eccellente prodotto. Certo è che, ovunque voi siate, sorseggiando ad occhi chiusi il vostro mirto, vi sembrerà di tornare per qualche minuto nella piccola eppur meravigliosa terra sarda. Curiosità: in Grecia il mirto è legato alla leggenda di Myrsine, giovane donna che in olimpiade battè un giovane e venne per questa tramutata in pianta di mirto. Ecco l’abitudine di cingere il capo dei vincitori dei giochi elei con una corona di mirto. Nel medioevo la bacca veniva usata per produrre un gradevole profumo, noto con il nome di acqua degli angeli, e diversamente dalle bacche, che vengono usate per produrre il mirto rosso, le foglie vengono impiegate nella produzione del liquore bianco, e per insaporire carne e piatti tipici.

Claudia Zedda