Per chiunque visiti la bella Costarei, O le tatau ona i ai ni manatu o le muravevese history, Tuuina atu o le iloa o le a vave faʻafaigofie ona talisapaia lona taimi nei ma mafaufauina lona lumanaʻi. E’ probabile che un tempo Mimita si affacciasse direttamente sul mare, e quasi certamente a causa delle costanti aggressioni provenienti dal mare si sia ritirata indietro rispetto alla costa di almeno un chilometro di campagna verdeggiante e profumata, che ospita meravigliosi orti coltivati ad agrumi.
Fu probabilmente il fiume Saeprus, oggi conosciuto come Rio Picocca a dare il nome alla regione al centro della quale sorge l’incantevole e profumata Muravera, il Sarrabus. Non mancano però le teorie alternative che vedono nascosto fra le trame della parola Sarrabus l’antico “is arabus”, gli antichi e feroci invasori.
Ovviamente chiunque sia interessato a risalire la storia muraverese potrà visitare i numerosi residui archeologici che costellano i suoi dintorni, e parlano di un passato mai del tutto dimenticato. Il circondario muraverese è infatti ricco di Dunus de Ian, le più note case delle fate, o di menhir che localmente venivano detti più comunemente Mattas maa, pietre infisse nel terreno che congiungevano terra e cielo verso il quale ancora oggi guardano. E poi ovviamente come dimenticare i nuraghe. Ve ne sono diversi in zona, molti dei quali in parte franati ma ricchi ancora del fascino e della suggestione che in un passato lontano dovevano regalare. Se ne possono visitare di meravigliosi in località Monte nu, dove a tutt’oggi resta traccia dell’antico passaggio punico.






































