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Torri e Nuraghi |
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Le torri costiere rese necessarie dalle incursioni dei pirati saraceni................ che già frequentissime nel 400 si intenficarono dopo che questi, definitivamente cacciati dalla Spagna con l'editto del 1502, si allearono con le popolazioni barbaresche nordafricane.
Fu intorno al 1570 che la Corona di Spagna decise, finalmente, di attuare un piano di difesa dei suoi possedimenti in Sardegna che prevedeva la costruzione di una cinta di torri costiere per la salvaguardia dell'isola.
Un decennio più tardi ne erano già state edificate una trentina.
Le torri erano suddivise in tre tipologie fondamentali che le distinguevano per importanza e dimensioni. Le più imponenti, dette Gagliarde, erano strutturate per una difesa pesante, dotate di quattro cannoni di grosso calibro, due spingarde e cinque fucili, e venivano presidiate da una guarnigione composta da un alcade (capitano), da un artigliere e quattro soldati. Le torri Senzillas, di media grandezza per difesa leggera, disponevano di due cannoni di medio calibro, una spingarda e tre fucili ed erano presidiate da una guarnigione con un minor numero di uomini. Le torri più piccole, Torrezillas, erano per lo più dei punti d'avvistamento e disponevano di due fucili e una spingarda per i due soldati di presidio.
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I MONUMENTI.
Il territorio di Muravera, oltre alle bellezze naturali riconosciute spesso quasi esclusivamente nel mare, nasconde al suo interno diversi monumenti che hanno storie uniche da raccontare.
Nella presenza di numerose chiese, si denota la forte devozione religiosa, già a partire dal 1316, grazie a un inventario fatto redigere dalle autorità del comune di Pisa, è possibile attestare la presenza di villaggi un tempo fiorenti vicino all’attuale Muravera come Petrera, Sorrui, Caruti. Gli abitanti di queste ville o “biddas” producevano lo stretto necessario per la loro sussistenza, sfruttando i prodotti della terra o dell’allevamento, ma anche e soprattutto, basando il loro lavoro sulla coltivazione della vite e sulla produzione e commercializzazione del vino. Quanto prodotto in eccedenza, veniva investito nella costruzione di chiese.
Ciò è testimoniato dagli archivi storici che indicano la presenza di ben tredici chiese di cui oggi solo cinque possono essere visitate: due si trovano nel centro abitato: San Nicola di Bari e Santa Lucia; mentre le altre tre rurali sono dedicate a San Giovanni Battista, a Santa Maria e a Sant’Antioco.
A difesa di queste ville (o biddas), nonché del Regno di Sardegna, furono fatte costruire tra il XIV ed il XVIII secolo le torri costiere contro le incursioni islamiche e barbaresche. Le torri comunicavano tra di loro attraverso i segnali di fuoco di notte e di fumo di giorno.
A testimoniare questo passato, fanno da sentinella alle nostre spiagge la Torre dei Dieci Cavalli, la Torre Salinas e la Torre di Monti Ferru.
Testimonianza di un passato più recente sono i monumenti che possiamo trovare nel centro storico di Muravera: il Portico Petretto e Sa Domu de is Candelajus (tipica abitazione in stile sarrabese).
LE CHIESE
CHIESA PARROCCHIALE SAN NICOLA DI BARI
La parrocchiale di Muravera, risalente all’epoca gotico-catalana del XV-XVI secolo, è dedicata fin dall’origine a San Nicola di Bari, ed è situata nella Piazza Chiesa del centro storico del paese. Al suo interno presenta una navata unica su cui si aprono le cappelle laterali, con il presbiterio avente forma quadrata. Le cappelle che si aprono sulla navata, due a destra e quattro a sinistra rispetto al portale d’ingresso, sorsero in epoca più tarda, in prevalenza tra il XVI e il XVII secolo, e sono dedicate alla Vergine del Rosario, al Santissimo Crocifisso, a San Giovanni Battista e a Santa Lucia.
La sua struttura è stata interessata da due importanti interventi di restauro, uno risalente alla fine del XVIII secolo, esattamente nel 1796, dal quale probabilmente deriva la conformazione attuale, il secondo, più recente, risale al 1993. La chiesa attualmente propone ancora uno schema di derivazione catalano aragonese; la facciata mostra un prospetto a capanna, senza nessun ornamento, sovrasta il portale d’ingresso una finestra rettangolare dalla forma semplice e lineare.
Sulla destra si erge la robusta torre campanaria del XVII secolo elaborata dalle maestranze cagliaritane abili ed esperte riconosciute al tagliatore di pietra Julia’ Taris. La sua architettura a canna quadrata è di stile tardo-gotico, suddivisa in tre ordini in cui, nel secondo, si aprono le finestre dove sono alloggiate le campane, mentre la parte terminale è ornata con dei merli.
Nei suoi arredi interni la chiesa conserva gelosamente tratti di storia: l’arco che permette l’accesso al presbiterio presenta una particolare decorazione nel capitello costituita dal blasone dei Carròs, famiglia nobiliare che a partire dal 1332 aveva avuto il controllo del villaggio di Muravera ricevendolo in feudo fino al 1511, anno in cui muore Violante Bertran Carròs ultimo erede della famiglia.
Di particolare interesse è anche l’altare maggiore che si limitava fino al 1750 alla mensa realizzata dallo scultore milanese Domenico Andrea Spazzi nel cui paliotto pose una formella ottagonale, racchiudente sul bassorilievo l’icona di San Nicola vescovo (protettore di donne e bambini) nell’atto di salvare miracolosamente i tre fanciulli nel tino. L’altare maggiore fu portato a compimento diciassette anni dopo, esattamente nel 1767,dal marmoraro genovese Giovanni Battista Asquer.
Molto preziosi sono anche i due retabli in legno di epoca barocca e un statua in legno, scolpita da Scipione Aprile nel 1603, che rappresenta San Sebastiano. Altrettanto affascinante è la storia della bella croce d’argento cesellato di cui la leggenda narra che fu donata alla chiesa di San Nicola da uomo che era stato fatto prigioniero dai Saraceni ma che poi era stato fortunatamente liberato.
CHIESA DI SANTA LUCIA
La Chiesa di Santa Lucia è situata tra la Via Cambosu, la Via Santa Lucia e la Piazzetta omonima. Risalente al XVI secolo, faceva parte del villaggio di Petrera, antico abitato ora denominato Rione Santa Lucia, che contava nel suo territorio due chiese: quella appunto di Santa Lucia e quella della Vergine d’Itria, (ora non più esistente). La Chiesa a pianta rettangolare irregolare, nella facciata è provvista di campana di bronzo, di piccole dimensioni dove sono raffigurati in rilievo, la Madonna con Bambino e Rosario, il Crocifisso, ornamenti floreali e in basso tutt’intorno la scritta con data: AVE MARIA GRATIA PLENA – ANNO DOMINI 1728. Si accede all’interno attraverso un portoncino a due ante in ferro bicromato deteriorato dall’usura del tempo; nei prospetti laterali si trova una piccola finestra per parte con infissi e scurini in ferro; è divisa in tre navate, aventi ciascuna tre archi a tutto sesto per parte. Nel periodo che va dal 1920 al 1930 e nell’anno 1960 fu oggetto di interventi sia interni che esterni.
A Muravera si registra fin dall’antichità una forte devozione per la Santa, così come per San Giovanni Battista, San Priamo e Sant’Antioco come testimoniano le chiese campestri ad essi dedicate.
In particolare per la Chiesa di Santa Lucia, protettrice della vista, i fedeli disposero l’acquisto di importanti suppellettili, preziosi argenti, tessuti pregiati di seta o velluto per le belle statue. Un’ulteriore testimonianza di devozione popolare sono trenta “occhi di santa Lucia” in argento ora conservati nella parrocchiale di San Nicola.
Ora è aperta al culto e vi si celebra la messa una volta alla settimana, e ogni anno, nella ricorrenza delle Palme, dalla Piazzetta antistante, dopo aver impartito la benedizione parte la Solenne Processione.
CHIESA DI SANTA MARIA
La Chiesetta campestre di Santa Maria è ubicata a circa due Km dal centro abitato in prossimità della S.S. 125, ben visibile dalla strada e poco distante dal Nuraghe Murtas. La sua costruzione rientra in quei modelli di Architettura Ecclesiastica Minore diffusasi tra la seconda metà del XVII e la prima metà del XVIII secolo, periodo in cui si seguono forme più semplici e rigorose.
E’ costituita da un navata unica per il culto; la facciata ha un semplice portale e termina con un campanile a vela. Il tetto a capanna è sostenuto da due capriate in legno di ginepro e tegole di laterizio posate alla sarda direttamente sulle canne e sul tavolato.
L’altare è in muratura ed è sormontato da una nicchia a muro che accoglieva il simulacro del santo. Anticamente sorgeva nel villaggio denominato Carruti, uno dei più importanti ed economicamente più vitali che fu abbandonato a causa delle guerre di conquista e delle incursioni barbaresche.
CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA
La chiesa di San Giovanni è situata a circa 4 km da Muravera in direzione Cagliari, sulla strada vicinale da Località San Giovanni alla Peschiera, che corre parallela alla S.S. 125. Per giungervi occorre percorrere il bivio di San Giovanni che conduce all’omonima marina, a 120 metri girando a sinistra e percorrendo la strada vicinale, dopo circa 400 metri si scorge immersa nel verde la chiesetta campestre.
Di essa non si conosce esattamente la data dell’edificazione, anche se da un inventario fatto redigere dalle autorità del Comune di Pisa nel 1316, si attesta la presenza di villaggi un tempo fiorenti vicino all’attuale Muravera tra cui vi era la Villa di Sorrui, localizzata presso la Torre dei 10 cavalli, nella quale sorgeva anche la chiesa di San Giovanni. Questo era indubbiamente uno dei centri più importanti ed economicamente più vitali della zona considerata la popolazione ivi insediata che si attestava intorno ai 150 abitanti. La guerre di conquista del territorio, il regime feudale imposto nel regno catalano-aragonese di Sardegna e Corsica dal 1324, le incursioni barbaresche del XV e XVI secolo, favorirono l’abbandono dei villaggi costieri con il conseguente ingrandimento di quelli sopravissuti come fu per Muravera. Dopo questo periodo della chiesetta campestre ci pervengono notizie storiche dal Casalis (1843) e dall’Archivio Arcivescovile di Cagliari fin dalla fine del 1700. La chiesa è stata probabilmente abbandonata fin dalla prima metà del 1800 e di essa si ritrovano notizie storiche risalenti al 1922 dall’Archivio della Chiesa Parrocchiale di San Nicola di Bari, nel quale si cita che un gruppo di volenterose persone del paese guidate da un certo Pitzalis Severino si misero di proposito a riedificarla e vi riuscirono, aiutati dalle oblazioni del popolo.
In quell’anno la vigilia della festa che cade il 24 giugno, il simulacro di San Giovanni Battista, adagiato su un cocchio tirato da buoi, partiva dopo 80 anni di riposo, alla volta della sua chiesa, accompagnato dalla Confraternita del Rosario, dalle società religiose e da tutto il popolo muraverese.
Lì dopo aver benedetto la nuova chiesetta, il giorno dopo si celebrava la festa, con numeroso intervento di popolo. Da quel momento in poi tutti gli anni si andava in pellegrinaggio con il Santo e vi si celebrava la messa cantata, presumibilmente fino al 1931.
Da quel periodo in poi la chiesa è stata nuovamente abbandonata, ma nel 2004, grazie a un intervento di ristrutturazione, è stata ricondotta alle sue antiche origini con lo scopo di riportare in essa la devozione per il Santo e le feste che in tale luogo si svolgevano.
CHIESA DI SANT’ANTIOCO
Edificata ai piedi del Bruncu Sant’Antioco, l’omonima chiesa si può raggiungere dopo aver percorso la provinciale che da Muravera conduce a San Vito. La costruzione è realizzata con pietre locali, tagliate in forme irregolari, legate fra loro con argilla. È costituita da un’unica navata e da una sagrestia. La facciata è rivolta a est, dispone di tre ingressi ed è priva di campanile.
MONUMENTI STORICI URBANI
IL PORTICO PETRETTO
Imboccando la Via Portico all’altezza della Piazza Europa si giunge nel cuore del centro storico del paese, dove si può ammirare il Portico Petretto, un suggestivo monumento in pietra risalente alla fine del XVII secolo. E’ costruito su un arco che sovrasta l’omonima via, ed è coperto. Ai lati si aprono quattro piccoli archi, due per lato che oltre ad abbellire la costruzione danno luce all’interno.I nostri anziani raccontano che il monumento fu costruito dalla famiglia Petretto, proprietaria delle due case ai lati della strada, con lo scopo di transitare da una proprietà all’altra quando pioveva ma soprattutto durante i forti acquazzoni, molto frequenti nella zona. Il Portico fu utilizzato fino alla prima metà del 1800, e oggi resta solo una delle due case che venivano messe in comunicazione dallo stesso.
SA DOMU DE IS CANDELAJUS (La Casa dei Candelai)
Sa Domu de is Candelajus è ubicata nel centro storico del paese tra la Via Montis e la Via Speranza, e rappresenta uno dei pochi modelli di casa sarrabese ancora intatta e presente nel paese, risalente circa al 1790, apparteneva alla famiglia Pilia. La struttura è pressochè intatta, visitandola si può ammirare l’identità della famiglia che la abitava, le sue possibilità economiche abbastanza agiate, il carattere dei suoi prorpietari, i pensieri, i sentimenti più intimi, la forte devozione cristiana. Percorrendo le sue stanze si avverte, comparando il nuovo con l’antico, come questa abitazione sia rimasta a testimoniare un tempo lontano.
Vi si accede tramite un grande portone in legno “su potali” all’interno del cortile si apre la loggia “su stalu”, un porticato costruito davanti alle camere su cui esse si affacciano e prendono luce il cui pavimento, grazie alla mano abile del padrone di casa, forma quasi un “tappeto speciale” costituito di pietre levigate dal fiume disposte a formare ricami di fiori. Probabilmente la preziosità di questo ambiente è da ricondurre al tipico utilizzo della loggia che rappresentava il centro della casa, il luogo del disbrigo delle mansioni domestiche: vi si ricevevano le visite, vi si tesseva, vi si accoglieva la servitù, d’estate vi si sostava al fresco e d’inverno vi si godeva il tepore del sole. La cucina, chiamata in dialetto “su foxili”, era sempre esclusa dalla loggia ma comunicante con essa e rappresentava l’ambiente intimo familiare, spesso vi si concentrava la famiglia nei momenti di lutto attorno al grande camino circondato da seggioline basse “cadireddas”.
Si accede al piano di sopra tramite una scala in legno, qui si trova la camera da letto che comprende il solaio “su stazzu” dove venivano custoditi i cereali, sopraelevato in misura tale che la donna vi potesse accedere in piedi con una corba in testa. Nella parte superiore si trova altresì un altro ambiente prezioso nonché insolito, il laboratorio delle candele, da cui deriva il nome che le è stato attribuito. Qui infatti l’ultima proprietaria, con devozione religiosa, produceva le candele per gli ex voto. Ora è adibita a Casa Museo, frequentemente ospita delle mostre, tra cui l’ultima “Genti de bidda mia” di Pinuccio Sciola.
LE TORRI COSTIERE
TORRE DEI DIECI CAVALLI (Anche Torre della Porta)
Percorrendo la S.S. 125 in direzione di Cagliari all’altezza della Marina di San Giovanni, lungo uno dei canali del Flumendosa, si scorge la Torre dei Dieci Cavalli unica nel suo genere non solo in Sardegna ma in tutto il mondo, oggetto e teatro di tante battaglie degli uomini del Sarrabus. Non si conosce l’anno preciso della sua edificazione, ma si può collocare nel XVI secolo, in epoca spagnola. Fu costruita per la difesa dalle frequenti e temute invasioni dei barbari africani che non si limitavano a far razzia di cose e animali, ma si spingevano ben oltre attraverso rapimenti in massa di uomini, donne e bambini che venivano ridotti in schiavitù ma soprattutto utilizzati negli scambi commerciali del Mediterraneo.
La Torre dei Dieci Cavalli era così chiamata perché era costantemente presidiata da dieci guardie a cavallo sempre pronte ad avvisare le popolazioni limitrofe dell’imminente pericolo armati di fucili da posta e dotati di uno spingardo che sistemato sul lastrico d’armi a circa 10 m dal suolo con il suo micidiale fuoco poteva coprire una vasta area. Chiamata anche Torre della Porta, si compone di una torre circolare eretta su un basamento voltato con archi provvisto di una porta attraverso la quale passava la Strada Reale e si accedeva al territorio di Muravera.
Risulta in funzione già nel 1581, ben prima che, Filippo II, figlio dell’imperatore Carlo V, varasse la Reale Amministrazione delle Torri. Al 1767 risale invece la richiesta per lavori di manutenzione straordinaria e per la dotazione di munizioni e di un cannocchiale. Dai documenti d’archivio risulta che i viveri e le munizioni erano a carico delle ville di Muravera, San Vito e San Priamo.
Cessa la sua attività nel 1774 quando il Conte Ferrero Della Marmora attraverso una lettera inviata ai ministri di giustizia e consiglieri della Villa di Muravera delibera l’abbandono della Torre della Porta e il licenziamento della guarnigione.
TORRE SALINAS
La Torre Salinas è ubicata sull’omonima collina alta 50 m che si affaccia a picco sul mare. Chiamata anche Torre delle Saline, fu costruita intorno al 1650 circa per custodire le Saline del Colostrai, difendere le ville e le proprietà della “Curatoria dell’Incontrada del Sarrabus” e avvertire le popolazioni del pericolo che arrivava dal mare attraverso un collegamento visivo con la Torre di Capo Ferrato e con la Torre dei Dieci Cavalli. Delle torri di Sardegna è l’unica a pianta quadrata che si sviluppa su tre piani rastremati verso l’alto. Risulta presidiata nel 1581 e nel 1686 subì un particolare consolidamento.
Nonostante nel 1776 le popolazioni vicine avessero costituito un fondo per il suo restauro con lo scopo di ricostruirla per la sicurezza di quei litorali, ancora nel 1785 nessuna opera di ripristino era stata fatta, così il Governo sollecitò l’inizio dei lavori e promise un artigliere, uno spingardo e due soldati torrieri per controllare la foce del fiume, le peschiere e le coltivazioni. I lavori iniziarono però solo nel 1817 su progetto redatto dal regio architetto Gerolamo Melis.
La torre, recentemente restaurata nel 2003, rappresenta uno dei punti panoramici della zona.
TORRE DI MONTI FERRU
Ubicata in Località Capo Ferrato, la Torre di Monte Ferru si trova sulla cima dell’omonimo monte da cui si può ammirare un vero e proprio panorama che abbraccia tutto il territorio di Muravera: a destra verso Costa Rei e a sinistra verso Feraxi. La sua architettura si presenta di forma tronco-conica di pianta circolare. Come tutte le torri costiere risalenti tra il XIV e il XVIII secolo fu fatta costruire in una posizione da cui si poteva vigilare su un vasto settore costiero per difendere il Regno di Sardegna dagli attacchi islamici e barbareschi, con funzioni di avvistamento del nemico e di difesa della popolazione circostante; inoltre era anche adatta a comunicare con le altre due torri costiere (Torre Salinas e Torre dei dieci Cavalli) con il fuoco di notte e il fumo di giorno.
Attualmente per raggiungerla vi sono alcuni sentieri tra la macchia mediterranea difficilmente praticabili, ma da lassù si può ammirare un vero e proprio paradiso!
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