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Articoli marcati con tag ‘Sardegna’

Vermentino e Vernaccia

In Portogallo, il Vermentino, vitigno aromatico, è noto con il nome di Codega. Si suppone sia originario o dell’isola di Madeira o del Portogallo stesso, vero è che si è fortemente diffuso in Liguria, Corsica e Sardegna. Nella nostra isola uno tra i più apprezzati e conosciuti è il Vermentino di Gallura, il vitigno infatti, predilige i terreni sabbiosi e rocciosi, tipici della zona. Una delle più antiche aziende produttrici di Vermentino è l’azienda Capichera di Arzachena, fortemente legata alla terra ed alle tradizioni della stessa. Questo sarebbe dimostrato addirittura dall’etichetta, dove è rappresentata l’inconfondibile Tomba dei Giganti di Coddu Vecchju, antico monumento caratterizzante la zona. Orgoglio dell’azienda è certo il Capichera, e Tardiva Vendemmia. Da servire intorno agli 8-10°. Non ci possiamo esentare dal far accenno  Vernaccia, prodotto tipico di Oristano, ma noto in tutta Sardegna. Le origini di questo vino sono antichissime, tanto che si sono ipotizzate le origini spontanee della vitis vinicola. E’ probabile che bianche uve siano state importate con presenza fenicia nell’isola, seppure nome, derivi dal latino Vino del luogo, Vernacula. Nel 1327 si ha la prima attestazione dello stesso, che compare nel Breve di Villa di Chiesa e ancora oggi conservato in Iglesias (Villa di Chiesa). Eleonora D’arborea per prima impose che i terreni incolti venissero utilizzati per la coltivazione del vitigno, che conoscerà nel XIX secolo un periodo di forte retrocessione nella coltivazione, vista la presenza di un parassita, la filossera, che distrusse le viti. Nel dopo guerra molti produttori si unirono in cooperative. Il vino è ottimo come aperitivo, o se associato alle portate di pesce. Ottimo l’abbinamento Bottarga-Vernaccia, ma troverete esaltante pure l’abbinamento Vernaccia-formaggi piccanti o affumicati.

Claudia Zedda

Mirto. Profumo di Sardegna

E quando qualcuno disse “paese che vai, abitudini che trovi”, immagino avesse in mente proprio al mirto. Se andiamo ad osservare le tradizioni dei diversi popoli, noteremo che fra i greci il myrtos rappresentava simbolicamente l’erotismo e la lussuria, mentre fra le genti romane il senso si è mutò notevolmente, tanto che finì per indicare una forma d’amore che alcuni definiscono più raffinata, l’amore spirituale. Mentre, ancora oggi in Sardegna il mirto rappresenta qualche cosa d’altro. La spiccata e insita ospitalità della terra e di chi la abita. Chiunque abbia vissuto per un breve o  più lungo periodo la Sardegna non si sarà potuto esentare dall’assaggiare la scura e violacea bevanda, visto che nessun sardo che si rispetti chiude i proprio pasti di festa (e non) senza offrire un invitante bicchierino di mirto, dolce e saporoso, che pare custodisca segreti e sapori di una terra forte e fiera come è la Sardegna. La degustazione consente d’allungare a dismisura i pranzi e le cene sarde. Il liquore si estrae dalla bacca del mirto, da cui prende il nome, il quale cresce in cespugli che non superano i 2 mt. Questi si confondono con le altre piante che fanno parte della ormai famosa macchia mediterranea, tra i quali ricorderemo il lentischio, il corbezzolo e il ginepro. Si tratta di piante note in tutto il territorio sardo, ma certo anche nell’Italia meridionale cosi come nella bassa Francia e Spagna ed ancora Grecia, similari per ciò che concerne il clima, alla terra sarda stessa. La cosa che sorprende è che il liquore di mirto è noto in tutta l’isola, che pure conosce notevoli differenze regionali e seppure oggi giorno il nettare scuro conosce una fortissima commercializzazione, ancora le famiglie sarde si cimentano nella preparazione della bevanda tradizionale. Non sarà dunque raro sentire donne e uomini commentare e discutere in merito alle dosi dell’alcool, dello zucchero o in merito alla quantità di bacche da utilizzare per ottenere un eccellente prodotto. Certo è che, ovunque voi siate, sorseggiando ad occhi chiusi il vostro mirto, vi sembrerà di tornare per qualche minuto nella piccola eppur meravigliosa terra sarda. Curiosità: in Grecia il mirto è legato alla leggenda di Myrsine, giovane donna che in olimpiade battè un giovane e venne per questa tramutata in pianta di mirto. Ecco l’abitudine di cingere il capo dei vincitori dei giochi elei con una corona di mirto. Nel medioevo la bacca veniva usata per produrre un gradevole profumo, noto con il nome di acqua degli angeli, e diversamente dalle bacche, che vengono usate per produrre il mirto rosso, le foglie vengono impiegate nella produzione del liquore bianco, e per insaporire carne e piatti tipici.

Claudia Zedda

I Relitti di Capo Ferrato

I fondali marini che  accarezzano la bella e viva Costa Rei , ma anche Castiadas e Villasimius, oltre ad essere ricchi di flora marina d’eclatante bellezza, sono anche dimora di una interessantissima fauna, che in alcune circostanze ha la possibilità di trovar riparo e dimora in quei relitti che abbondano lungo le coste sarde, e che si incastonano in quei fondali, profondi o meno, rendendoli, se già non lo fossero, unici.

A largo di Capo Ferrato si trovano differenti relitti, che pare, vennero affondati tutti da un medesimo sottomarino negli anni della seconda guerra mondiale. Si tratterebbe di un sottomarino inglese che pattugliava probabilmente la costa orientale, per bloccare i convogli di vettovagliamenti diretti verso l’Africa. Alla disperazione del drastico momento, segue oggi lo stupore e la meraviglia che si possono provare quando, lo spettacolo si pone dinanzi alla nostra vita. Una perfetta armonia fra l’opera umana e l’opera del mare che ha intarsiato d’incrostazioni, le pareti metalliche, dimora oggi d’alghe e delle più variegate specie marine. A sud di Capo Ferrato, posato su un fondale sabbioso si trova ancora oggi il Marte nave da carico costruita nel 1917 e distrutta da un siluro lanciato da sommergibile inglese nel 1942. E diviso in due tronconi, la stiva quasi completamente scoperchiata, alcune cabine quasi totalmente distrutte. Parti delle merci trasportate sono ancora visibili poste alla rinfusa. E’ probabile che il Marte si fosse rivoltato prima di toccare definitivamente il fondo. E’ inoltre osservabile un meraviglioso cannone, incrostato oramai dalle spugne.
Il
Valdivagna è invece abbandonato a 73 mt di fondo. Non è troppo distante dal marte, nave da carico costruita nel 1913 ed affondata nel 1941. La zona di poppa è quella meglio conservata. Sono ancora visibili resti di letto e sanitari. A 3 km da Capo Ferrato si trova invece il Salpi. Venne affondato nel 1942 e oggi si trova ad un fondale di 49 mt di profondità. Appare spezzato in due tronconi, e a prua sono ancora visibili cannone con diverse munizioni, boccaporti, gru da carico, e postazioni per le mitragliatrici. Chiudiamo con il Palma, affondato nel 1941, che oggi si trova in quel lembo di mare che si trova fra Capo Ferrato, e Capo Carbonara. Se il destino è stato crudele nei confronti di quegli uomini e di quelle imbarcazioni, la storia nel suo piccolo li ha ripagati, rendendo incancellabile il loro ricordo nella nostra memoria.

Claudia Zedda

Numeri Utili

Stazione Carabinieri Muravera Via Europa, 6 tel. +39 070 9930522

Stazione Carabinieri Costa Rei Piazza Rey Marina (stagionale) tel. +39 070 9916112

Stazione Carabinieri Loc. Castiadas Centro  tel. +39 070 9946002

Polizia Stradale, Via Roma tel. +39 070 9930524

Corpo Forestale Vigilanza Ambientale, Loc. Cala Sinzias tel. +39 070 995182

Corpo Forestale Vigilanza Ambientale, Via delle Coccinelle tel. +39 070 9930545

Guardia di finanza, Via dei Gelsi  tel. +39 070 9930532

 Ospedale di Muravera , Viale Rinascita

Ufficio Relazioni col Pubblico tel. +39 070 609 7712

Pronto Soccorso +39 070 609 7735- +30 070 993 0459

Guardia Medica (presso Ospedale) +39 070 609 7737

Ambulatorio Vaccinazioni, Via Marconi +39 070 993 1236

Poliamburatorio, (presso Ospedale) +39 070 609 7730

Centro Salute Mentale, Via Verdi +39 070 993 1307

Uffici Postali

Muravera V. Europa, tel. +39 070 9931152

Castiadas Loc. Olia Speciosa, tel. +39 070 9949061

Banche e Cambi

Banca Nazionale del Lavoro, Via dei Platani 09043, Muravera tel. +39 070 9931654

Banco di Sardegna, Via Roma 150, 09043, Muravera, tel. +39 070 9930553

Banco di Sardegna SNC, Loc. Olia Speciosa 09040, Castiadas, tel. +39 070 9949248

Banca di Sassari s.llo bancomat, Via Colombo accanto Market Monte Nai Costa Rei

Istituzioni

Comune di Muravera,Via Europa,1 tel. +39 070 99000

Ufficio dl sindaco, tel. +39 070 99000303

Comune di Castiadas, Loc. Olia Speciosa tel. +39 070 994501

Uff. del Sindaco, tel. +39 070 9949238

Uff. turistico, Loc. San Pietro tel. +39 070 995901

 Azienda Autonoma Soggiorno e Turismo,Via Machiavelli, 3  09043 Muravera 
tel. +39 070 990121
Ufficio Informazioni Estivo  Loc. Costa Rei , Via Ichnusa tel. +39 070 991350

 

Consorzio Operatori Turistici Costa Re , Via Roma, 147,  Muravera Tel. +39 070 9930760

Recapito estivo, Piazza Bonaria, Loc. Costa Rei tel. +39 070 991350

 

Claudia Zedda

Costa Rei. Origini.

Nota più raramente come Costa Rey, risulta essere una frazione marittima di Muravera, dalla quale dista alcuni km. E’ un borgo turistico di spontanea formazione, situata nella costa sud occidentale della Sardegna, nella zona nota come Sarrabus. Si sviluppa negli anni settanta ad opera della capacità imprenditoriale di  due costruttori belgi, e di un tedesco. Potremmo affermare senza timore d’errare, che la località frequentata in maniera più costante nei mesi estivi, visti mi meravigliosi Km di spiagge dinanzi ai quali sorge. Nello specifico parliamo di otto mila metri di coste, dotate di sabbie finissime e bianchissime che hanno fatto la fama e notorietà della località amata dai turisti sardi e non solo. Alla meravigliosa sabbia corrisponde un mare cristallino e ricchissimo. Costa Rei si estende da Porto Pirastu fino a raggiungere Calasinzias e se volessimo indicare un centro ideale in tale percorso certo dovremmo parlare di Monte Nai. Diverse sono le zone che costituiscono la famosa meta turistica. Ricorderemo Sa Perda Niedda, Sa Murta (centro), Le Ginestre, Gli Asfodeli, I Ginepri (sud), Turagri, Rei Marina e Rei Plaia (nord). L’agglomerato si affaccia su tre piazze, Piazza Marina Rei, Piazza Italia e Piazza Sardegna, che sono meta prediletta dei turisti, nelle calde nottate estive sarde.

Claudia Zedda

Bidd’è Putzi (Villaputzu)

Nel territorio che oggi viene conosciuto con il nome di Villaputzu sono assolutamente chiari e tutt’oggi visibili i resti pre e post nuragici, che attestano l’importanza che fin da antichità ebbe il territorio. Sul colle di Santa Maria sorgeva il primo insediamento fenicio, dove a tutt’oggi possiamo ritrovare l’acropoli di Sarcapos. Con molta probabilità il centro abitativo venne spostato di poco a causa delle costanti incursioni marine portate a termine dagli arabi. La nuova Villaputzu sorgerà in un territorio non visibile dal mare. Il rione noto con il nome di Santa Mariedda, è ricordo di quel primo nucleo abitativo che si venne a creare dopo lo spostamento. I documenti che di Villaputzu parlano, attestano i costanti cambiamenti relativi alla nomea del borgo, e ciò è stato imputato alle diverse influenze culturali e dominazioni che in Sardegna si sono susseguite. Risulta da un documento del 1120 d.C di come il paese venisse nominato Corte di Sancta Victoria de Villapupia”, seguiranno poi Villa Pupus, Pupussi, Pupusti, Pupuci, Putzi. L’ultimo nominativo è rimasto a designare il paese, Bidd’è Putzi, che sarebbe poi divenuto Villaputzu. Di Villaputzu si inizia parlare seriamente quando questo diviene feudo genovese, e risulta fosse uno dei migliori territori presenti nella zona per la coltivazione di grano, legumi, orzo e ortaggi in genere, visto il terreno estremamente fertile. Presente inoltre nel territorio di Villaputzu un sito destinato all’esportazione del corallo, che sarebbe stato poi chiamato, appunto per le qualità dei suoi territori, Porto Corallo. Il dominio aragonese sconvolgerà l’assetto della piccola e florida cittadina, modificandone storia e destino. Resta ancora oggi famosissima in quanto terra natia di diversi e eccellenti suonatori di Launeddas.

Claudia Zedda

Maskaras

E’ sul finire di Agosto che a Muravera viene offerta una fra le esibizioni folkloriche di maggiore rilievo, che trasporta non solo il turista, ma anche gli abitanti della città e delle cittadine limitrofe ad un’ancestrale epoca, fatta di riti propiziatori, e di danze rituali. Se vi trovate in Costa Rei non potete assolutamente mancare all’appuntamento. Le tragicomiche maschere, simbolo di antichissime tradizioni della quali, anche i sardi hanno perduto il significato, non vi lasceranno interpretare il ruolo di semplici spettatori, ma vi renderanno d’improvviso protagonisti. I gruppi folklorici che si impegnano nella sfilata, vengono da ogni parte della Sardegna, e vi assicuro che una volta viste le maschere danzanti, non potrete più dimenticarle. Avrete modo di osservare i Mamuthones e Issohadores, provenienti da Mamoiada, accompagnati nel loro sfilare dal rumore di campanacci e soka. Non mancheranno i Boes e Merdules, famosissime maschere di Ottana, che avanzeranno con il loro sfilare disordinato accompagnati da sa Filonzana, una rappresentazione sarda di una delle tre parche. Abbiate rispetto per questa figura, si racconta che il filo che mantenga in mano corrisponda alla vita di ognuno di noi.. non vorremo farla arrabbiare no? Ancora sos Thurpos, maschere di Orotelli, nelle vesti ricordano quelle antiche dei pastori di un tempo. Sarà presente S’Urthu di Fonni il quale mima la processione di su Ceomo, fantoccio che rappresenta il carnevale, condannato all’impiccagione e al rogo in quanto artefice di ogni malefatta compiuta dai compaesani all’interno dell’anno precedente, e per finire S’Urtzu di Ula Tirso, rappresentazione ideale del dio Dioniso, divinità temuta ed amata in quanto capace di allontanare la siccità e garantire fertilità dei terreni. E le sorprese non mancheranno, perché sarebbe stato ingiusto da parte mia, svelarvi tutti i segreti che la sfilata di fine agosto custodisce. Da vedere. Perchè le parole delle volte non bastano.

Claudia Zedda

Sagra degli agrumi

Pur non essendo una festa di lunga tradizione, pare essere fortemente sentita dagli abitanti di Muravera e dei paesi limitrofi, come Costa Rei, territori nei quali, per condizioni climatiche e ambientali gli agrumi hanno trovato un terreno particolarmente favorevole. Gli agrumi della zona per qualità e gusto, non hanno eguali. La festa nasce nel 1961 per una brillante idea dell’allora presidente della pro loco. L’idea venne immediatamente accolta positivamente dagli agricoltori della zona, tanto che oggi alla sagra si associa un interessante mostra mercato, nei quali i prodotti tipici del territorio vengono posti in vendita e fatti conoscere ai turisti e non solamente. Nel 2008 la sagra si è svolta tra il 4, 5 e 6 di Aprile. I visitatori hanno avuto modo di osservare affascinanti sfilate di donne e uomini vestiti con abito tradizionale, agghindati con i caratteristici gioielli sardi, i quali attraversano la via principale del paese, calcata anche da carri, noti con il nome di etnotraccas, che ripropongono temi della vita agricola-pastorale sarda, il tutto accompagnato da piacevoli spettacoli folkloristici, propri di diverse e variegate parti della Sardegna. Un incantevole suono di launeddas, strumento musicale a fiato che proprio in questi territori ha conosciuto la sua origine, da un tocco di mistero alla sagra tutta. Da visitare assolutamente.

Claudia Zedda

Strade, Mappe :come Arrivare a Costa Rei, Castiadas e Muravera


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