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Il Cannonau
Il Cannonau è un vino tipicamente sardo. Il vitigno dal quale nasce è a bacca nera, ed è conosciuto e diffuso in tutta la Sardegna, rappresentante e simbolo dell’isola, all’estero. Secondo alcuni ricercatori il vitigno sarebbe di origine iberica, e il Cannonau ( noto pure con il nome di Canonau, Cannonadu, Cannonao) sarebbe un vitigno di importazione, e corrisponderebbe allo spagnolo Alicante. Ricerche moderne e più approfondite, preferiscono ritenere che la vite in questione sia endemica sarda, visto che alcuni vinaccioli antichi di tremila e duecento anni, sono stati di recente ritrovati in diverse parti dell’isola. Ciò ci fa ritenere che che il Cannonau sia il più antico vitigno del Mediterraneo. Il Cannonau DOC di Sardegna può essere rosato, ma più spesso rosso rubino, con riflessi granata ed è ottenuto con al minimo, il 90% di uve di cannonau. Deve invecchiare almeno un anno in botti di rovere o castagno. Il luogo di produzione tipico in Sardegna è l’Ogliastra, dove possiamo incontrare gli Antichi Poderi, la cantina sociale di Jerzu (Nu) azienda oramai fortemente modernizzata, impiantata negli anni cinquanta del novecento. Il cannonanu Doc dell’azienda è il Josto Miglior, che prende il nome da uno dei fondatori, il quale si impegnò fortemente per far conoscere il nettare rosso
anche fuori dalla terra sarda. Ancora in Ogliastra, a Cardeddu (Nu) opera l’azienda di Alberto Loi, società tradizionale che opera nel settore da tre generazioni. Un accenno è dovuto ai due Cannonau migliori prodotti in azienda. Il Cannonau Doc di Sardegna Riserva noto con il nome di Cardeddo e l’Alberto Loi, vinificati in silos d’acciaio e fatti pazientemente invecchiare in botti di rovere di slovenia. Ottimo il Nepente di Oliena, fiore all’occhiello della cantina sociale di Oliena (Nu) fondata anch’essa nel 1950. Da non dimenticare il Costera, vino Cannonau Doc, prodotto nelle cantine Argiolas in Serdiana, mentre parleremo di Cannonau di Sardegna di Capo Ferrato quando le uve proverranno da Muravera, San Vito, Villaputzu o Villasimius Il vino è ottimo per accompagnare arrosti, da servire ad una temperatura di 16-18°, il profumo risulta gradevole, caratteristico e secco e il tenore alcolico si aggira intorno ai 13°. Inconfondibile insomma. Da provare almeno una volta, cosi come
lo stesso D’Annunzio si sentì di consigliare..” Non conoscete il Nepente di Oliena neppure per fama? Ahi lasso! Io son certo che, se ne beveste un sorso, non vorreste mai più partirvi dall’ombra delle candide rupi, e scegliereste per vostro eremo una di quelle cellette scarpellate nel macigno che i sardi chiamano Domos de janas..”
Claudia Zedda.
Costa Rey: divertimento, mercatini e incantevoli panorami.
L’essenza turistica di Costa Rey è percepibile dal primo momento nel quale si mette piede nella piccola cittadina. Il centro , piccolo e frenetico offre al visitatore ogni sorta di attenzione. Che siate in cerca di artigianato locale, gastronomia tipica, negozi alla moda, o di souvenir, gioiellerie o negozietti dell’usato, Costa Rey non vi deluderà. Da non perdere il grazioso mercatino del sabato, che si tiene nella zona centrale della città. Troverete davvero di tutto, dai prodotti tipici, all’abbigliamento, all’artigianato. Ottimi inoltre i gelati fatti alla maniera artigianale, che potrete gustare passeggiando per le vie della bella Costa Rey, o seduti piacevolmente nella piazza centrale. Spiagge incantevoli quelle sulle quali si affaccia, sono circondate da alture importanti, che fin da quando la zona è stata impiegata a livello turistico , sono state sfruttate. Sono moltissime infatti le case che si mimetizzano perfettamente con la vegetazione e la morfologia del terreno, e che hanno la possibilità di tuffarsi, almeno con lo sguardo, su un mare cristallo. Molte di queste sono in vendita, altre ancora è possibile affittarle per qualche settimana estiva. Occupano la zona collinare e periferica anche alcuni piccoli condomini-villaggi, estremamente curati e particolarmente belli da vedere. Da tenere sotto controllo le offerte last minute che gli albergatori stanno prendendo l’abitudine di fare. Garantiscono la possibilità di una vacanza da sogno a prezzi davvero contenuti.
Escursioni Costa Rei
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Mare e terra nel territorio di Costa Rei si dimostrano particolarmente generosi. I turisti potranno partecipare, per una conoscenza più approfondita di questo angolo di paradiso a numerose escursioni giornaliere che avranno come scopo quello di mostrare una Sardegna insolita e sconosciuta, lontana dal caos e dal fermento tutto estivo. Per gli amanti della montagna è da consigliare l’avventurosa escursione alla scoperta della foresta sarda tramite un escursione che porterà a scoprire le meraviglie dei Monti dei Sette Fratelli. L’escursione a piedi richiede ai partecipanti un minimo di resistenza fisica e di attitudine al trekking. Unica difficoltà reale è infatti data dalla pendenza del percorso che ripagherà in ogni caso con una vita davvero mozzafiato. Obbligatorio dunque condurre con se la fotocamera digitale e video camera. I più pigri potranno in ogni caso partecipare ad escursioni in fuoristrada che al minimo della fatica proporranno paesaggi selvaggi tipici del territorio mediterraneo. Il visitatore verrà infatti immerso in un’atmosfera magica ed arcaica, profumata di lecci, querce, corbezzoli e mirto. L’escursione si potrebbe concludere con una degustazione di prodotti tipici locali. Il mare allo stesso modo è capace di offrire emozioni da brivido. Fra le escursioni maggiormente consigliate quelle che porteranno a vivere l’area Marina Protetta di Villasimius. Capo Carbonara si presenta oggi come una piscina naturale, nella quale uomini e pesci convivono con una certa naturalezza. Si avrà la possibilità di ammirare il fascino dell’isola dei Cavoli e gli amanti delle immersioni potranno sfiorare l’imponente Madonna sommersa avvolta da una florida vegetazione marina. In escursione si passeranno le spiagge più incantevoli del litorale. Un esempio? Porto Giunco, Simius, e Punta Molentis. Altra escursione all’insegna dell’avventura è quella che condurrà i turisti a visitare la sinuosa Serpentara, altera ed imprendibile facente parte attivamente dell’area Marina Protetta di villasimius. Garantita dunque la varietà sia in flora che in fauna sottomarina. Durante l’escursioni si potranno visitare alcune calette indimenticabili. Prima fra tutte Cala Pira con la sua bella torre spagnola seicentesca, e la bellissima caletta delle piscine, con l’acqua colore del ghiaccio e una pace da sogno. La caletta infatti è raggiungibile esclusivamente in barca. |
Terra e Mare. (Muravera)
Il territorio di Muravera è perfetta commistione fra montagna e mare. Situata a 64 Km da Cagliari, nel centro del Sarrabus, ne è centro principale. Nasce su di una vallata a carattere alluvionale, alle spalle dei colli che non superano i 500 mt, i quali degradando armoniosamente si affacciano sui mari color del cristallo, che rubano impunemente le tinte più preziose al cielo. Di notevole fascino i complessi lagunari che impreziosiscono la zona. Ricordiamo li stagni di Feraxi, Colostrai, Salinas e San Giovanni. Il fiume più importante che solca questa storica terra è il Flumendosa, un tempo noto come Soeprus. Il territorio rimase a lungo isolato viste le scarseggianti vie di comunicazione, ed è probabile che proprio per questa ragione si presenti ancora incontaminato e piacevolmente selvaggio. Si nascondono copiosi, fra gli anfratti boschivi, cinghiali, cervi e
aquile reali, e la flora in primavera è esplosione di colori. Affascinante e da visitare è la foresta di Baccu Arrodas, che custodisce quasi come si trattasse di segreto, l'omonima miniera dalla quale un tempo si estraeva l'antimonio e l'argento. I km di costa che abbracciano Muravera, sono ben 69. Dalle spiagge di Muravera si giungerà a quelle di Torre Salinas, a quelle di Feraxi e di Capo Ferrato, per raggiungere infine l'incantevole Costa rei. Le tinte che predominano sono l'accecante candore della sabbia che riflette la luminosità del sole, e il cobalto acceso di un mare mozzafiato. A seguire la lista delle spiagge che fanno da cornice al territorio di Muravera:
- Spiaggia di San Giovanni
- Spiaggia di Torre Salinas
- Spiaggia di Colostrai
- Spiaggia di Feraxi
- Spiaggia di Portu de s'Illixi e di Cala sa Figu
- Capo Ferrato
- Spiaggia di Porto Pirastu
- Spiaggia di sa Iba de ziu Franciscu
- Spiaggia di Costa Rei
- Lo scoglio di Peppino.
Claudia Zedda
Immagine di Hari Seldon
Muravera. La storia
Il territorio che oggi appartiene a Muravera, cosi come ci testimoniano i ritrovamenti archeologici del complesso megalitico di Piscina Rei e il Nuraghe Scalas, è stato abitato fin dal 5000 a.C. Da principio fu oggetto di insediamento da parte di Fenici e Punici e divenne solo poi dominio di Roma. Alla caduta dell’impero, Muravera entra a far parte del più meridionale dei giudicati, quello di Kalari, e divenne parte integrante della curadoria di Sarrabus, le cui attività caratterizzanti erano certamente l’agricoltura, la pastorizia, e i prodotti che si ricavavano dalla perenne sfida dei mari. Ville che facevano parte della curadoria in questione erano certamente Murahera, Petrera, Carruti e Sorrui. Petrera, così nominata a causa della presenza abbondante di pietre, costituisce ancora un rione della moderna Muravera, non distante da Santa Lucia. Villa Carruti, non distante da Petrera, era la villa maggiormente popolata rispetto a quelle prese in considerazione. E villa Sorrui, situata dove oggi si trova la Torre dei dieci Cavalli, comprendeva le chiese di San Giovanni, san Giorgio, Santa Maria e Santa Marta. Delle ultime due oggi conserviamo solamente il ricordo. Seppure molto popoloso, venne abbandonato tra il XIV e XV secolo. Murahera si trovava vicino alle chiese di Sant’Anna e San Nicola. E il toponimo dovrebbe risalire al “Mura” sardo, che letteralmente significa albero e frutto del moro gelso e “Vera”, coltivata o commestibile. Triste è stato il destino di questa terra perennemente oggetto di feroci attacchi da parte dei pirati. In alcune circostanze fu possibile per gli abitanti respingerli, molto più spesso questo non fu possibile. Questo dovette incentivare nel 1600 la costruzione di diverse torri che ebbero come scopo quello di proteggere le coste. Ricordiamo la Torre delle Saline, la torre dei Dieci Cavalli, e la Torre di Capoferrato. Nel XIII secolo Muravera passa ai Visconti, giudici di Gallura, diventerà dominio pisano e nel XV secolo verrà conquistata dagli aragonesi che imposero il disastroso regime feudale. Sarà feudo dei Carroz, famiglia fortemente interessata alla conquista della Sardegna, signori di Quirra. Ma famiglia d’importanza in Muravera fu anche quella dei Cappai, conti di Villasalto. La storia di Muravera conoscerà cambiamento degli di nota solo nel 1839 quando anche sull’isola il feudalesimo verrà abolito. I territori del Sarrabus diverranno proprietà del comune, e la famiglia che conquistò un discreto potere fu allora quella dei Sulis.
Claudia Zedda
Immagine di 8#X
I Relitti di Capo Ferrato
I fondali marini che accarezzano la bella e viva Costa Rei , ma anche Castiadas e Villasimius, oltre ad essere ricchi di flora marina d’eclatante bellezza, sono anche dimora di una interessantissima fauna, che in alcune circostanze ha la possibilità di trovar riparo e dimora in quei relitti che abbondano lungo le coste sarde, e che si incastonano in quei fondali, profondi o meno, rendendoli, se già non lo fossero, unici.
A largo di Capo Ferrato si trovano differenti relitti, che pare, vennero affondati tutti da un medesimo sottomarino negli anni della seconda guerra mondiale. Si tratterebbe di un sottomarino inglese che pattugliava probabilmente la costa orientale, per bloccare i convogli di vettovagliamenti diretti verso l’Africa. Alla disperazione del drastico momento, segue oggi lo stupore e la meraviglia che si possono provare quando, lo spettacolo si pone dinanzi alla nostra vita. Una perfetta armonia fra l’opera umana e l’opera del mare che ha intarsiato d’incrostazioni, le pareti metalliche, dimora oggi d’alghe e delle più variegate specie marine. A sud di Capo Ferrato, posato su un fondale sabbioso si trova ancora oggi il Marte nave da
carico costruita nel 1917 e distrutta da un siluro lanciato da sommergibile inglese nel 1942. E diviso in due tronconi, la stiva quasi completamente scoperchiata, alcune cabine quasi totalmente distrutte. Parti delle merci trasportate sono ancora visibili poste alla rinfusa. E’ probabile che il Marte si fosse rivoltato prima di toccare definitivamente il fondo. E’ inoltre osservabile un meraviglioso cannone, incrostato oramai dalle spugne.
Il Valdivagna è invece abbandonato a 73 mt di fondo. Non è troppo distante dal marte, nave da carico costruita nel 1913 ed affondata nel 1941. La zona di poppa è quella meglio conservata. Sono ancora visibili resti di letto e sanitari. A 3 km da Capo Ferrato si trova invece il Salpi. Venne affondato nel 1942 e oggi si trova ad un fondale di 49 mt di profondità. Appare spezzato in due tronconi, e a prua sono ancora visibili cannone con diverse munizioni, boccaporti, gru da carico, e postazioni per le mitragliatrici. Chiudiamo con il Palma, affondato nel 1941, che oggi si trova in quel lembo di mare che si trova fra Capo Ferrato, e Capo Carbonara. Se il destino è stato crudele nei confronti di quegli uomini e di quelle imbarcazioni, la storia nel suo piccolo li ha ripagati, rendendo incancellabile il loro ricordo nella nostra memoria.
Claudia Zedda
Maskaras
E’ sul finire di Agosto che a Muravera viene offerta una fra le esibizioni folkloriche di maggiore rilievo, che trasporta non solo il turista, ma anche gli abitanti della città e delle cittadine limitrofe ad un’ancestrale epoca, fatta di riti propiziatori, e di danze rituali. Se vi trovate in Costa Rei non potete assolutamente mancare all’appuntamento. Le tragicomiche maschere, simbolo di antichissime tradizioni della quali, anche i sardi hanno perduto il significato, non vi lasceranno interpretare il ruolo di semplici spettatori, ma vi renderanno d’improvviso protagonisti. I gruppi folklorici che si impegnano nella sfilata, vengono da ogni parte della Sardegna, e vi assicuro che una volta viste le maschere danzanti, non potrete
più dimenticarle. Avrete modo di osservare i Mamuthones e Issohadores, provenienti da Mamoiada, accompagnati nel loro sfilare dal rumore di campanacci e soka. Non mancheranno i Boes e Merdules, famosissime maschere di Ottana, che avanzeranno con il loro sfilare disordinato accompagnati da sa Filonzana, una rappresentazione sarda di una delle tre parche. Abbiate rispetto per questa figura, si racconta che il filo che mantenga in mano corrisponda alla vita di ognuno di noi.. non vorremo farla arrabbiare no? Ancora sos Thurpos, maschere di Orotelli, nelle vesti ricordano quelle antiche dei pastori di un tempo. Sarà presente S’Urthu di Fonni il quale mima la processione di su Ceomo, fantoccio che rappresenta il carnevale, condannato all’impiccagione e al rogo in quanto artefice di ogni malefatta compiuta dai compaesani all’interno dell’anno precedente, e per finire S’Urtzu di Ula Tirso, rappresentazione ideale del dio Dioniso, divinità temuta ed amata in quanto capace di allontanare la
siccità e garantire fertilità dei terreni. E le sorprese non mancheranno, perché sarebbe stato ingiusto da parte mia, svelarvi tutti i segreti che la sfilata di fine agosto custodisce. Da vedere. Perchè le parole delle volte non bastano.
Claudia Zedda
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