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Archeologia e Storia

Muravera: un po’ di storia


Per chiunque visiti la bella Costarei, è d’obbligo avere qualche nozione della storia muraverese, dato che a conoscerne il passato sarà più semplice apprezzarne il presente ed immaginarne il futuro. E’ probabile che un tempo Muravera si affacciasse direttamente sul mare, e quasi certamente a causa delle costanti aggressioni provenienti dal mare si sia ritirata indietro rispetto alla costa di almeno un chilometro di campagna verdeggiante e profumata, che ospita meravigliosi orti coltivati ad agrumi.

Fu probabilmente il fiume Saeprus, oggi conosciuto come Rio Picocca a dare il nome alla regione al centro della quale sorge l’incantevole e profumata Muravera, il Sarrabus. Non mancano però le teorie alternative che vedono nascosto fra le trame della parola Sarrabus l’antico “is arabus”, gli antichi e feroci invasori.

Ovviamente chiunque sia interessato a risalire la storia muraverese potrà visitare i numerosi residui archeologici che costellano i suoi dintorni, e parlano di un passato mai del tutto dimenticato. Il circondario muraverese è infatti ricco di Domus de Janas, le più note case delle fate, o di menhir che localmente venivano detti più comunemente pedras fittas, pietre infisse nel terreno che congiungevano terra e cielo verso il quale ancora oggi guardano. E poi ovviamente come dimenticare i nuraghes. Ve ne sono diversi in zona, molti dei quali in parte franati ma ricchi ancora del fascino e della suggestione che in un passato lontano dovevano regalare. Se ne possono visitare di meravigliosi in località Monte Nai, dove a tutt’oggi resta traccia dell’antico passaggio punico.

Muravera: centro storico


Ospiti della piccola e frizzante Costa Rei per quest’estate? Lentamente scoprirete che non è solo mare spettacolare e divertimento notturno, ma i dintorni hanno molto da offrire a chi ama girare, esplorare, scoprire. E la scoperta del centro storico di Muravera non potrà che allietare la vostra vacanza, regalandogli quel pizzico di fascino e suggestione in più che farà la differenza. Munitevi di macchina fotografica e partite verso il centro muraverese. Non esiste un orario ideale per visitarlo, vero è che con il tramonto il cielo e i vicoli antichi si tingono di un fascino sopraffino impossibile da dimenticare.

San Nicola di Bari prima di tutto vi darà il benvenuto. E’ un edificio religioso in squisito stile tardo gotico, costruito nell’ormai lontano XVI secolo. L’unica navata da bella mostra di se immediatamente, abbracciata dalle cappelle laterali con soffitto ricamato di volte nervate e a crociera. Tratterranno a lungo la vostra attenzione che verrà poi rapita dall’altare maggiore datato 1767, dagli sfarzosi arredi e da due preziosi retabli barocchi. Esiste anche una gustosa leggenda che racconta del crocifisso della chiesa: questo sarebbe stato donato da un cittadino rapito durante le incursioni saracene e successivamente liberato. La fattura è pregevole e la sua datazione si aggira intorno agli esordi del 1600.

L’ex palazzo comunale dista pochi passi dalla chiesa. Di recente è stato oggetto di una pesante ristrutturazione che ne ha alterato l’aspetto, cosa che invece non si può dire del Portico Petretto che si scopre un poco a sorpresa, vagando con il naso per aria fra i caratteristici vicoli cittadini.

Venne costruito sul finire dell’ottocento e si presenta come arco attraversato al suo interno da un piccolo corridoio balconato che congiungeva due ricche case cittadine.

In via Roma, centralissima, si potrà invece ammirare la bella casa della Famiglia Zedda che ingloba al suo interno una fascinosa cisterna romana che gode ancora oggi di ottimo stato probabilmente perché utilizzata sino alla fine del settecento per raccogliere, conservare e distribuire le abbondanti acque piovane.

I monumenti di Muravera

 

Non poche le bellezze architettoniche che nei secoli si sono trovate a convogliare nella zona di Muravera, e che noi ancora oggi abbiamo la possibilità di visitare. Ciò che sorprende a prima vista, leggendo i documenti redatti dalla dominazione pisana, è la presenza allora di ben 13 chiese. Appare chiaro che il pochissimo che era d’avanzo in quella economia di sussistenza, era investito, volenti o nolenti, nella costruzione di chiese. Ciò a denotare l’alto grado di cristianizzazione del territorio. Oggi abbiamo ancora la possibilità di visitare ben 5 di queste antiche chiese. Due di queste sono site nel centro abitato e nello specifico San Nicola di Bari e Santa Lucia, mentre le altre tre rurali sono dedicate a San Giovanni Battista, a Santa Maria e a Sant’Antioco. Di notevole interesse inoltre le torri costiere, costruite fra il XIV e il XVIII secolo con lo scopo di difendere le coste di Muravera e non solamente dalle incursioni dei pirati, che possiamo immaginari feroci, sanguinolente e improvvise. Interessante ricordare che queste strutture erano tutte comunicanti fra loro attraverso segnali di fumo la mattina e tramite il fuoco la notte, cosi come doveva essere un tempo per i nuraghe. Sarà possibile ripercorrere questo stralcio di storia rivisitando le torri che ancora danno bella mostra di se nel territorio di Muravera, quali la Torre dei Dieci Cavalli, la Torre Salinas e la Torre di Monti Ferru. Da non dimenticare il Portico Petretto e Sa Domu de is Candelajus, tipica abitazione in stile sarrabese, appartenuta alla famiglia Pilia e risalente al 1790 circa. La dimora versa ancora in ottimo stato, e ancora oggi a visitarla si avrà la possibilità di conoscere la famiglia che la abitò, i propri usi e consuetudini. Il Portico Pretetto è costruzione del XVII secolo, monumento di pietra sovrastato da un arco, ai lati del quale si aprivano altri 4 piccoli archi. Si racconta sia stato costruito dalla famiglia Petretto e doveva avere in origine la funzione di collegare le due case della famiglia, che si trovavano ai lati opposti della strada. Utilissimo nelle giornate di pioggia, abbondanti nella zona. Oggi esiste solo una delle case che il portico poneva in comunicazione.

Claudia Zedda

Archeologia. (Muravera)

Il territorio è ricco di residui archeologici, spesso collocati in luoghi impervi da raggiungere, che ci informano di un epoca precedente addirittura a quella nuragica. Si tratta di strutture nascoste oramai dalle vegetazione, ma pur sempre solide e stabili, scavate nella pietra o composte dalla stessa. Le prime strutture delle quali intendiamo parlare sono certamente le Domus de Janas. I sardi le intesero come le piccole dimore delle fate che abitavano i luoghi distanti dai villaggi. Ecco che il folklore isolano pensa alle Janas il più delle volte, come ad esseri di ridotta dimensione, creature divine o demoniache. Il carattere morale normalmente implica la bellezza o la bruttezza delle creature misteriose, bellissime quando buone, orripilanti quando crudeli. In verità le domus sarebbero delle strutture funerarie costituite tra il IV e il III millennio a.C. da popolazioni che sopraggiunsero in Sardegna attraversando i mari, pacifiche, probabilmente votate ad un culto del sole, del toro e della luna (culti diffusi in tutto il mediterraneo), che pare abbiano trasmesso agli antichi sardi.

Di notevole interesse archeologico inoltre risultano essere i menhirs, o pedras fittas, come più comunemente vengono nominati in Sardegna. Si tratterebbe di pietre megalitiche, infisse nel terreno. Ne esistono di completamente lisce, che riprendono chiaramente un simbolismo fallico, altre invece riporterebbero il segno della fertilità femminile, le mammelle, andando a rappresentare la divinità femminile, la Dea Madre. Costruiti immaginiamo intorno al 3300-2500 a.C, vennero adorati a lungo, tanto che ancora Gregorio Magno nel 594 d.C. scriveva ad Ospitone, che egli, unico fra i sardi a non adorare più pietre, avrebbe dovuto aiutarlo nella pesante opera di cristianizzazione.

La zona inoltre è ricca di nuraghes, che vennero costruiti in Sardegna tra il 1800 a.C. fin al VI secolo a.C. Resti dell’età punica sono visibili nell’unico esemplare rimasto rappresentato dalla Fortezza di “Baccu di Monte Nai” risalente al V sec. A.C. L’opera di colonizzazione da parte dei romani, avvenuta nel Isecolo a.C, è presente nei resti di vari villaggi.

Da Visitare:

  • Domus de Janas di Monte Nai
  • Complesso megalitico “Cuili Piras”
  • Complesso megalitico di “Piscina Rei”
  • Complesso megalitico “Nuraghe Scalas”
  • Complesso megalitico “Baracca Su Entu”
  • Nuraghe Murtas
  • Nuraghe “S’Acqua Seccis”
  • Nuraghe “Ponzianu”
  • Nuraghe Sa Spadula
  • Tomba “Arcu Ziu Marinu
  • Tomba “Arcu Ziu Marinu

Claudia Zedda

Bidd’è Putzi (Villaputzu)

Nel territorio che oggi viene conosciuto con il nome di Villaputzu sono assolutamente chiari e tutt’oggi visibili i resti pre e post nuragici, che attestano l’importanza che fin da antichità ebbe il territorio. Sul colle di Santa Maria sorgeva il primo insediamento fenicio, dove a tutt’oggi possiamo ritrovare l’acropoli di Sarcapos. Con molta probabilità il centro abitativo venne spostato di poco a causa delle costanti incursioni marine portate a termine dagli arabi. La nuova Villaputzu sorgerà in un territorio non visibile dal mare. Il rione noto con il nome di Santa Mariedda, è ricordo di quel primo nucleo abitativo che si venne a creare dopo lo spostamento. I documenti che di Villaputzu parlano, attestano i costanti cambiamenti relativi alla nomea del borgo, e ciò è stato imputato alle diverse influenze culturali e dominazioni che in Sardegna si sono susseguite. Risulta da un documento del 1120 d.C di come il paese venisse nominato Corte di Sancta Victoria de Villapupia”, seguiranno poi Villa Pupus, Pupussi, Pupusti, Pupuci, Putzi. L’ultimo nominativo è rimasto a designare il paese, Bidd’è Putzi, che sarebbe poi divenuto Villaputzu. Di Villaputzu si inizia parlare seriamente quando questo diviene feudo genovese, e risulta fosse uno dei migliori territori presenti nella zona per la coltivazione di grano, legumi, orzo e ortaggi in genere, visto il terreno estremamente fertile. Presente inoltre nel territorio di Villaputzu un sito destinato all’esportazione del corallo, che sarebbe stato poi chiamato, appunto per le qualità dei suoi territori, Porto Corallo. Il dominio aragonese sconvolgerà l’assetto della piccola e florida cittadina, modificandone storia e destino. Resta ancora oggi famosissima in quanto terra natia di diversi e eccellenti suonatori di Launeddas.

Claudia Zedda

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